Associazione Giovanni Testori

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Ferroni, il silenzio della luce

Giovanni Testori fu un grande estimatore dall'opera di Gianfranco Ferroni a cui dedicò diversi saggi e articoli.

Pubblichiamo un brano tratto dall'articolo Ferroni, il silenzio della luce pubblicato sul "Corriere della Sera" il 2 marzo del 1980 in occasione della mostra alla Galleria Fante di Spade di Milano. 

Cosa ci accade quando, entrati in una galleria, siamo chiamati a sostare davanti a un quadro di Ferroni? Quale percezione e quale sentimento agitano, per primi, le loro ali dentro il nostro intelletto e il nostro cuore? Qual eparola ci appare,

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prima, sulle labbra? E quale suono ci giunge, primo agli orecchi? Forse la parola è "bellezza"; niente più che così; pura e altrove, a questo grado ascetico, a questo grado da trappista, introvabile bellezza. Quanto al suono, si tratta forse del suo spegnimento; cioè a dire del silenzio. Poi, lentamente, più ci avviciniamo al supporto dipintoe più, in alternanza, ce ne stacchiamo, avvertiamo che quel bagliore fisso e fermo, quel morire e finire di ogni rumore e d'ogni nota, si  nutrono, in verità di infinite, profondissime ombre e d'infiniti,

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altissimi suoni; e che l'abisso è lì, a un passo dal culmine cui questa sorta di spoliazione sacrificale ci porta. Lucidità e timore, certezza e paura si scambiano di continuo le parti, senza che nulla ci turbi; senza che nulla intralci quella capacità o, anzi, quell'invito alla meditazione cui i quadri, i disegni e le incisioni di Ferroni ci inducono come se, assieme ad altre poche opere d'altri pochissimi artisti, volessero resarcire i nostri anni della pretestuosa, ipocrita affermazione d'eversione e di violenza espressiva, ma inesprimente,

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che li ha voluti riempire. Così, mentre una calma tesa e assoluta sembra condurci, pian piano, alla vertigine, noi sentiamo che, tra le nostre mani e i nostri pensieri, si van radunando i fili di quel segreto e straordinario cammino per cui dalla bellezza possiamo passare alla conoscenza e alla coscienza di cosa sia il centro medesimo della vita e da questo riappropiare alla contemplazione stupita d'un universo di luce che è origine continua d'obbiettività e di speranza.

Giovanni Testori