Associazione Giovanni Testori

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Come terrecotte Sukhotai

Fino al 30 aprile: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 19.00; giovedì aperto fino alle ore 22.00. Ingresso gratuito

Il 16 marzo alle ore 18.30 è stata inugurata la mostra Lucio Fontana: Vie Crucis 1947 - 1957 presso il Palazzo Lombardia di Milano, in via Galvani 27. La mostra, organizzata su progetto scientifico del Museo Diocesano rimarrà aperta fino al 30 aprile, giorno di Pasqua e vedrà esposte tre Vie Crucis realizzate da Fontana tra il '47 e il '57. Oltre alla Via Crucis in ceramica del 1947, ora in collezione privata a Parma,

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verrà presentata, per la prima volta al pubblico, la Via Crucis "bianca" (1955-1956), recentemente acquistata dalla Regione Lombardia e che sarà depositata, a partire dal prossimo maggio, al Museo Diocesano di Milano. La Via Crucis in terracotta proveniente dalla Cappella dell'Istituto religioso le Carline (1956-57), oggi conservata nella Cripta della Chiesa di San Fedele a Milano, sarà invece visibile con l'ausilio di schermi multimediali. 

Cogliamo l'occasione per riproporre alcuni brani tratti dall'articolo che Testori scrisse sul Corriere

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della Sera il 2 ottobre del 1988, presentando l'eccezionale mostra organizzata a Parma in occasione del ventennale della morte del maestro, in cui vennero esposte le 14 stazioni della Via Crucis in ceramica.

 Questo groviglio di materie superbamente glassate, come sapevano fare solo gli anonimi terracottisti Sukhotai del XIV secolo; superbamente e, aggiungiamo angosciantemente glassate, quasi l'invetratura fosse un caramello sanguinante, sacrificale e, insieme, stellare; questo groviglio, dicevo, dove le figure si inseguono, s'attirano, si torcono,

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s'allungano, si feriscono, si baciano e dove, atto dopo atto, vien umiliato e, insieme, esaltato l'evento finale della vita di Cristo, pone, senza più mezzi termini, la designazione di tutta l'opera di Fontana. Lo "spazialismo" che, scritto così come s'usa, sembra depauperare la poetica fontaniana della sua stessa trascendente occupazione e lacerazione d'ogni sentimento e d'ogni misura di ciò che sono le dimensioni; lo "spazialismo" dicevo, non presuppone e, per il suo realizzarsi, impossibilitato seppur continuatamente tentato e ritentato, non

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esige un pittore, bensì uno scultore. Fontana fu e restò sempre, non soprattutto, ma solo scultore. La sua fantasia non si mostrò mai di natura bidimensionale, bensì scalare. E scalare e, per l'appunto, all'infinito scalentesi, fu il suo vivere la materia dell'uomo, della terra e del cosmo; in una parola la materia della creazione. Ben più che in altre opere sacre di Fontana, l'eterna verità dell'actus tragicus del Golgota sembra qui appartenere, tutta, al nostro tempo, proprio perchè mira sempre ad uscirne; forse per catturare quello spazio

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incommensurabile e indicibile, in cui, avendo compiuta la volontà del Padre, il Cristo è tornato.

Giovanni Testori