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Caro direttore, mi è caduto un semaforo in testa

Di seguito riportiamo la lettera di Andrée Ruth Shammah pubblicato sul Corriere della Sera mercoledì 2 febbraio, scritto dalla regista dopo aver ricevuto la notizia della morte della giovane attrice Sonia Bonacina. La ragazza ventottenne ha perso la vita schiacciata da un semaforo abbattutto da un automobilista ubriaco mentre affiggeva, con il suo compagno, le locandine dello spettacolo teatrale che li avrebbe visti protagonisti.

Caro Direttore,
mi è caduto un semaforo in testa. A tutti noi, pedoni, vulnerabili e non protetti è caduto lo stesso

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semaforo che ha colpito Sonia Bonacina. Sonia era in strada e un automobilista, il giornale dice che era ubriaco, ha colpito un semaforo. Il semaforo che è caduto su Sonia e le ha tolto la vita ha colpito tutti noi, lasciandoci il fiato per urlare contro queste ingiustizie, contro una giovane vita schiacciata da un automobilista ubriaco. Ma Sonia non era solo un pedone esposto alla violenza di un'auto. Sonia era un'attrice. E non stava passeggiando in strada quando è stata colpita. Sonia era con il suo compagno Roberto Trifirò ad affiggere

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manifesti del suo spettacolo. Sonia era la protagonista di uno spettacolo, del quale Roberto curava la regia. Il regista e la protagonista di uno spettacolo, di notte, affiggevano manifesti per diffondere e sostenere una proposta culturale, la loro proposta in teatro. E per questo che l'immagine di un pedone vulnerabile diventa anche quella di un 'attrice e dell'anima stessa del teatro. Da un Paese in cui i giovani, a loro volta vittime di una totale assenza di stimoli, di curiosità, di passioni, si trovano a vagare magari a velocità sostenuto

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e alterata da chissà quali sostanze. Annoiati, senza scopi, senza ragioni per combattere e costruire una proposta di qualsiasi tipo. Ed è sufficiente che il demone del vuoto sbandi per strappare una vita che combatte, che una ragione per stare al mondo l'aveva trovata e l'aveva trovata nell'espressione teatrale, nel salire su un palcoscenico per gridare la sua voglia di vivere, di emozionare, di costruire un mondo migliore.

Inutile insistere. Inutile cercare i mille spaventosi rimandi simbolici in questa storia. Chiedo solo un giorno. Un

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giorno in cui tutti saremo pedoni. Tutto il Teatro di Milano, e non solo il Teatro, ma tutti coloro che  vogliono non rimanere indifferenti davanti a queste morti insensate, si rendano vulnerabili a piedi per le strade della nostra città a volte pirata, in un Paese che sembra dimenticare lanostra esistenza e che , purtroppo, molto presto dimenticherà quella di Sonia.