Associazione Giovanni Testori

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Testori visto dalla Valduga

Testori visto dalla Valduga Dalla rivista Class di aprile, un passaggio dell'intervista alla poetessa Patrizia Valduga

Testori, lo conosceva bene? "No, però le poche volte che l'ho incontrato sono state intensissime. E alla fine noi ci guardavamo come se ci conoscessimo da sempre. Lui mi dava grandi segni di ammirazione. Mi disse che quelle trenta pagine che ho preso e tradotto da un romanzo di Céline, dovevo assolutamente pubblicarle in volume, che era il più bel Céline che fosse stato fatto in italiano. Era molto

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buono con me. E gli piaceva come io traducevo. Questo lo può confermare Branciaroli. Non è mia abitudine far parlare gente che non c'è più".

È rimasto qualcosa di Testori, oggi? "Sì, gli attori si litigano i suoi testi. Il successo che ha avuto Sandro Lombardi è stato strepitoso. La gente che ama la grande letteratura, e non la spazzatura, non può non amare Testori, e rileggerselo ogni tanto. Dubito che diventi un autore di massa. Ma non c'è un grande che lo sia diventato. »
Se non rarissime volte. Testori lo leggevo sul Corriere come critico d'arte e mi nutrivo di lui. Nelle mie ultime quartine c'è un verso "Cara vita santa mi vergogno". Questo "cara vita santa" è di lui, di Gianni. Però è come se me l'avesse dato, non gliel'ho rubato. Perché mi voleva bene e io l'ho preso dalle sue mani e l'ho messo lì per rendergli omaggio. E' un verso della Cleopatràs".

Anch'io ho cominciato a fare il giornalista grazie a Testori... "Ah sì? Ma

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come fa uno a partire da Testori e ad arrivare a Class?"

Intervista di Roberto Copello