Associazione Giovanni Testori

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Natale al "nuovo" presepio di Varallo

La vigilia di Natale del 1975 Giovanni Testori scrive su il "Corriere della Sera" un indimenticabile articolo dedicato ai capolavori di Gaudenzio Ferrari al sacro Monte di Varallo, soffermandosi in modo particolare su i tre atti della Natività, la Visita dei pastori e la Visita dei Magi.

Cogliendo l'occasione per augurarvi un felice Natale ci associamo alle parole di Testori riproponendo un brano dall'articolo, accompagnato dalle splendide immagini delle Cappelle appena restaurate.                                                                                                      

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 Ma in Gaudenzio non tanto di teatro si tratta, quanto di vita. Egli non mima; crea; possentemente; dolcissimamente. La favola della nascita di ogni uomo che è il Natale dimette in lui ogni sforzo e si trasforma nella favola valligiana della nascita di ogni creatura senza averi, se non il padre, la madre, le bestie amiche a scaldarlo e i poveri, malconci pastori a visitarlo. Per questa via, in Guadenzio, la Vergine diventa nulla più di una madre; la più semplice e popolare che si sia mai vista, non dico nel Cinquecento, ma in tutta la storia

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dell'arte. Ogni attributo di bellezza frena in lei nella beltà interiore, che è coscienza di una dignità e d'una onestaà che la lunga fatica del vivere aderge umilmente a nuova, incondita regalità: la regalità dei poveri e dei reietti.[...] Vicino a lei, Giuseppe diventa un vecchio, scontroso montanaro; provato dal lavoro, dalle fatiche degli anni; e, ora, dall'emozione: avere un figlio a quell'età e pensare di doverlo tirar grande! Ecco, allora, da oltre la piccola porta della stalla, farsi avanti a consolarlo i pastori: amici delle valli

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scesi giù, coi loro cappellacci, a portar qualcosa del niente che pur essi possiedono. facce memorande nella loro plebea, impareggiata verità;[...] mentre il loro respiro e il loro pesante afrore, tra di legna, fieno e letame, si mescola a quella del bue e dell'asino: care bestie raccolte nei pascoli e venute lì a  mitigare, col loro fiato, il freddo che vien giù dalle cime del Rosa. L'immagine della nascita si fa così completa, completa quella d'una creazione figurale che, per vie opposte, raggiunge anch'essa un suo proprio sublime: il sublime,

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intendo, della povertà, della miseria e della fame. Un sublime che, per quei tempi, era incondito e protestario almeno nella misura in cui lo sosteneva una coscienza e una capacità di amare l'uomo e le sue primitive virtù e necessità, pressochè introvabile fuori da questa valle; e, dunque, dell'avventura che l'arte del Nord aveva intrapreso proprio in questo momento.

Giovanni Testori, Natale al presepe di Varallo in "Corriere della Sera", 24 dicembre 1975.