Associazione Giovanni Testori

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Mantegna vola a Tokio: picchettare Brera

Sempre più spesso esperti e opinione pubblica s'interrogano sull'opportunità di prestare a esposizioni temporanee le opere conservate in importanti musei; ci sembra utile dare il nostro contributo critico, riproponendo un breve giudizio di Testori sull’argomento, pubblicato nel 1987 sulla prima pagina del "Corriere della Sera", quando il Cristo morto di Mantegna, opera protagonista anche delle recenti polemiche, era volato a Tokio per una mostra.

Mentre Brera è assediata dalle code dei visitatori di ogni età che si accalcano e attendono, sole

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o pioggia che il cielo mandi, per la mostra dei «Capolavori impressionisti», i quali, almeno per una buona metà, «impressionisti» non sono (salvo rafforzare o allargare equivoci culturali già da sé assai gravi) e che «capolavori» lo sono in numero pel vero assai ridotto, uno dei dipinti supremi che a Brera hanno stabile stanza, e che è, insieme, uno dei supremi dipinti del mondo, Il Cristo morto del Mantegna, nell'indifferenza e nel silenzio più assoluti, esca dalla Braidense, vien portato in aereo in Giappone per essere colà esposto.

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È sintomatico dello stato confusionale che, a proposito di cultura, la nostra città sta attraversando il fatto che nessuna voce si sia alzata a protestare; e con l'indignazione e la fermezza necessarie. Noi sappiamo benissimo che la responsabilità non è assolutamente riferibile alla sovrintendente Rosalba Tardito, la quale, anzi, avrà dovuto subire il solito dictat ministeriale. Ma come può concedersi il benestare per il trasporto di un dipinto che, con una coincarnazione quasi insostenibile con ciò che raffigura, è già da sé una «sindone».

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Di fronte all’arroganza con cui il patrimonio di una città e di una nazione viene toccato e messo a rischio, bisognerebbe che si organizzassero della proteste. E la protesta più giusta, nel caso presente, sarebbe questa: da domani tutti coloro che intendono ancora sottostare alla coda «filoimpressionista» e che magari per vedere il Mantegna non hanno mai mosso piede o mai a loro è stato indicato che valesse la pena di muoverlo, facciano sì la coda ma per impedire che chiunque entri a Brera fino a che la suprema, tragica e sacra gemma non

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sia tornata nel suo grembo reale.

Di questo i primi a essere grati sarebbero proprio quegli impressionisti o para-impressionisti, che tanto indebito furore stan suscitando; perché vedrebbero difesa in quel modo e nel corpo di un loro gigantesco antenato l'incolumità che prima o poi riguarderà le loro opere.

Giovanni Testori

da «Corriere della Sera», venerdì 10 aprile 1987, p.1.