Associazione Giovanni Testori

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Testori e Giussani di nuovo insieme

La nuova edizione de Il Rischio educativo di Luigi Giussani

"Giussani e Testori sapevano che il nostro tempo ha rubato qualcosa ai giovani"

Recensione di Gaspare Barbiellini Amidei

Corriere della Sera, 27 agosto 2005

Il pontificato di Benedetto XVI, pastoralmente, cominciò in un giorno di febbraio di quest'anno, a Milano. Papa Wojtyla viveva con coraggio le sue ultime sofferenze e il cardinale Joseph Ratzinger venne in suo nome nella diocesi ambrosiana a presiedere il rito dell' addio a Luigi Giussani un uomo che - come Giovanni

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Paolo II - molti hanno sentito santo già in vita. Per chi conosce tutti gli scritti del sacerdote fondatore di Comunione e Liberazione, è irritante constatare come soltanto oggi la cultura diffidente cominci a cogliere la novità che è dietro la parola di questo singolare personaggio del cattolicesimo contemporaneo. Giussani ha contato molto senza mai esercitare potere. Era nella vita e nel carisma il contrario dello schema mediatico-politico, dentro il quale osservatori unidimensionali hanno collocato la sua dottrina

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e la sua leadership. Chi, leggendo il Il rischio educativo, si aspetta di trovare integralismo ed enfasi, scopre invece pacatezza, moderazione e rifiuto di esasperazioni moralistiche. Come ogni volta accade ai discepoli, e come avvenne duemila anni fa perfino agli apostoli, forse il movimento che lui creò deve ancora prendere intero atto della proposta che è dentro le parole del fondatore. Colse subito di Giussani intero il senso Giovanni Testori, lo scrittore di più rovente religiosità e di più laica esistenza

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che ha avuto il Corriere della Sera negli anni della interminabile frivolezza etica e politica di fine secolo. Giussani e Testori sapevano che il nostro tempo ha rubato qualcosa ai giovani. Erano convinti, il prete e l'artista, che ai giovani sono state tolte libertà e capacità di critica, ridotte a negatività. Questo libro è un manuale di recupero delle attitudini critiche, attraverso un itinerario educativo. Negli anni dell' insegnamento al liceo, Giussani aveva incontrato tanti poveri piccoli Nietzsche senza baffi,

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cui erano stati sottratti entusiasmo e prospettiva. E la scuola spesso non aiuta a ritrovare «quel senso unitario delle cose, senza il quale il giovane vive una dissociazione, più o meno cosciente, ma sempre logorante». Il rischio educativo può essere letto come una ostinata scommessa in favore dei giovani, una conciliazione vissuta di fede e ragione, di modernità e tradizione. Sullo sfondo un maestro del maestro, e questa è una sorpresa per i ragionieri dell' interpretazione politica del cattolicesimo: quel

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cardinale Martini che una apologetica riduttiva ritrasse come semplice icona del progressismo. In queste pagine troviamo invece il vescovo di Giussani come garanzia e ispirazione. Don Giussani illustra un metodo pedagogico e fornisce strumenti per l' interpretazione di uno stile molto lombardo e non di rado politico. La sintonia fra capacità fabbricatoria e vocazione spirituale è propria dei geni della Chiesa ambrosiana. Giussani era uomo pubblico, per l' evidenza della statura, l' influenza della parola e la forza dell' organizzazione

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che al suo insegnamento si richiama. Diversi sono i giudizi sugli esiti politici dell' azione di chi alla sua parola nel tempo ha fatto riferimento. Ci sono state e ci sono ostilità e polemiche oltre che entusiasmo. Ma la lettura dei suoi scritti oggi ha un effetto imprevedibile, per il forte sapore rasserenante. Si ha la sensazione di registrare una risposta che unifica. Vedremo le glosse. Il libro di Luigi Giussani, Il rischio educativo, pubblicato da Rizzoli (pagine 140, euro 13), sarà in libreria dal 31 agosto.