Associazione Giovanni Testori

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Giussani e Testori: la sperdutezza

Testori: Nella mia vita, prima in un modo, adesso in un altro, ho ripercorso, e m’accade di ripercorrere proprio come l’ho fatto ripercorrere a certe mie figure, il cammino della nascita. C’è un personaggio, l’Ambleto (che è uno stravolgimento dell’Amleto), in cui il monologo dell’essere o non essere viene sostituito da un altro, lunghissimo monologo in cui egli torna indietro fino a ritrovare il momento in cui suo padre e sua madre si sono abbracciati, si sono amati; fino a ridiventare goccia; la prima. Quando ho scritto quel

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testo c’era in me l’ombra di una maledizione; ma, forse, anche in quell’ombra c’era già una speranza. Ed è questa la cosa straordinaria. Che se tu vai indietro nel dolore della nascita incontri un atto d’amore; perché mio padre e mia madre si sono amati in Dio; in Cristo si sono amati. Bisogna dirlo. Credo che non bisogna aver paura di dirlo; perché sono cose che se si pronunciano nella speranza diventano di per sé sacre. Ecco: c’è un momento di sperdutezza in un uomo e in una donna che si amano; di

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sperdutezza e di liberazione. Chissà quanto dolore e fatica c’erano dietro e dentro di loro prima di quel momento. Non so se è giusto; io provo a dirlo; poi, magari, lo toglieremo o lo correggeremo. Una giornata di lavoro. Mio padre lavorava; mia madre aveva già altri figli; e poi là, nel letto, dove sono nato che è lo stesso letto dove dormo adesso, lo stesso letto dove sono morti loro, dove si sono amati, dove hanno unito questa loro fatica e questo loro affetto, questo loro amore, e sono diventati secondo quel

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che è detto anche nei libri santi «un corpo solo e un’anima sola» e hanno probabilmente liberato la loro fatica nel loro amore, il loro dolore nella loro gioia, perché gioia è, si può dire, anzi credo che si debba dire, che questa è gioia; grande gioia e anche sperdutezza; cioè una gioia che va oltre quella che si sa, quella che si comprende, quella che si conosce.

Don Giussani: La parola sperdutezza è giusta e adeguata, perché è proprio come se accogliesse il di più

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di quel momento…

Testori: Credo che anche questa sia una grazia di Dio, perché se questa sperdutezza avviene dentro il grembo del sacramento.…

Don Giussani: È l'abisso stesso della forza che fa tutte le cose, che trascina in quei momenti; quei momenti che tante volte sarebbero totalmente illogici rispetto ai precedenti…

Testori: Invece acquistano una logicità, anzi sprigionano intelligenza e luce, perché in quel momento lì Dio ha partecipato, se posso dire così con un termine forse abusivo, no, mi pare

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che dirlo sia inevitabile, Dio ha partecipato, è entrato dentro loro e m’ha fatto nascere. Ognuno di noi nasce da un momento d’amore totale, da un momento d’amore arrivato al grado di non potersi nemmeno più conoscere se non con l’aiuto, l'intervento e la presenza di Dio.

Don Giussani: Sperdutezza! È bellissimo, perché è la parola che indica l’altra forza che compie quel fatto, che realizza quel fatto, perché è la forza di Dio, del mistero di Dio.

(da Il Senso della nascita, ora in La maestà

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della vita e altri scritti, BUR, 1998, pp. 374-376)