Associazione Giovanni Testori

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Gli anni felici di Sandro Lombardi

Gli anni felici: l'autobiografia del grande Sandro Lombardi

Si deve iniziare dall’elenco fitto dei nomi che costellano le dieci pagine dell’indice per capire quanta vita contiene questo libro. Ma non sono nomi: sono voci, facce, esperienze incrociate in quella che può essere tranquillamente definita la storia del maggior attore del nostro teatro. Sandro Lombardi ora ha deciso di raccontarla, in un libro pieno di affetto e di amore per quanto ha vissuto. E la decisione può essere spiegata con due diverse ragioni. La prima, circoscritta »
all’anima di Lombardi, è un bisogno di guardarsi dentro, di decifrare i misteri del proprio cammino, in cui mestiere e sguardo sul mondo s'intrecciano sempre. La seconda invece è una ragione civile: raccontare un’avventura culturale di dimensioni e di varietà inattesa a chi non ha potuto esserne testimone, anche solo per ragioni generazionali (un senso civile della cultura che affiora in un’altra preziosa fatica recente di Lombardi: la videocassetta con la lettura della Breve ma veridica storia della pittura italiana di Roberto »
Longhi, edita dalla Eri). L'una ragione e l'altra sono però unite da una caratteristica comune: l’antiaccademia. Lombardi, pur trovandosi sempre nel cuore delle cose che cambiano il corso della cultura, è un uomo di frontiera. Non si adagia, ma transita da un mondo all’altro, dando e prendendo ogni volta. Lo troviamo, all’inizio del suo formidabile sodalizio umano e registico con Federico Tiezzi (il suo regista), nella Roma ipervitale degli anni 70 (sembrava di essere a Soho o a Tribeca). Oppure a Bari con Barba, a Venezia con Grotowskj, »
a Monaco e Berlino con Fassbinder, Bob Wilson, Hannba Schygulla, Pina Baush e Laurie Anderson; a Firenze con Peter Stein. In tutt’Italia con Ronconi. Difficile imbattersi in una biografia che abbia incrociato tante esperienze giuste al momento giusto. Ma questo vorticare appassionato di collaborazioni e di amicizie, alla fine assume un senso perché si fa carne e voce nell’esperienza straordinaria e non incasellabile di Lombardi. Lui sa che c’è sempre una soglia da attraversare, un passo oltre da fare. Ma questo non significava chiudere »
con il passato. Si trattava ogni volta di agglutinarlo sotto forme che la vita e il teatro chiedevano di rinnovare, anche a costo di non essere capiti. Come quando accadde di scoprire Testori, il grande eretico del teatro italiano, l'autore che rimetteva la parola al centro del teatro. Ci furono polemiche diffidenze[...] Ma noi volevamo uscire dai recinti e nel decennio successivo, al centro del lavoro ci sarebbe stato proprio questo bisogno di apertura e relazioni. Ad ogni giro di pagina, il libro racconta lo stupore per un frammento di mistero »
e di poesia svelato. Ma alla fine Lombardi scopre a noi e a se stesso qual’è il senso di questo transitare di frammento in frammento: a questo si ricollegava il mio oscuro sentimento d’una comunione con i morti nell’atto di recitare: giacché comprendevo che è nel morire al mondo, nel morire al proprio io, nel morire al rapporto con la quotidiana esistenza, che si apre la soglia per l’intuizione dell’attore.

Giuseppe Frangi

Sandro Lombardi Gli anni felici Realtà e memoria nel lavoro dell'attore Garzanti, 2004,

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