Associazione Giovanni Testori

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La Monaca di Monza di Giovanni Testori al Teatro Sala Fontana

Dal 8 la 10 aprile
Teatro Sala Fontana, Milano (Via G.A. Boltraffio 21)
ven - sab ore 20:30
dom ore 16.00

Produzione (S)BLOCCO5
Di Giovanni Testori
Regia e interpretazione Ivonne Capece, Walter Cerrotta
Disegno luci Anna Merlo
Scenografie e costumi Ivonne Capece, Walter Cerrotta
Immagini e video Luca Scarparo, Gianluca Nanni, Mirko Mirabella

dal comunicarto dello spettacolo:
1591: Marianna de Leyva divenne monaca assumendo il nome di Suor Virginia Maria. Vent’anni dopo, durante il processo che la vide coinvolta per l’omicidio della conversa Caterina

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Cassina da Meda, dichiarò di essere stata chiusa in monastero dai suoi contro la propria volontà e di essere stata iniziata agli ordini sacri in modo non conforme alle regole. Accusato con lei, il conte Gian Paolo Osio, suo amante da quasi dieci anni. Nel 1610 Suor Virginia fu murata viva in una cella larga due metri per tre, con un solo foro nella parete per ricevere cibo e aria. La condanna prevedeva che rimanesse rinchiusa per il resto della vita ma fu il cardinale Federico Borromeo, colpito dall’eccezionalità del percorso di redenzione

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della monaca, a liberarla tredici anni dopo e a lasciarne la prima testimonianza scritta. Ad essa si ispirerà Alessandro Manzoni, che trasformò suor Virginia in una delle più famigerate e controverse icone letterarie di tutti i tempi.
La scelta di un autore come Giovanni Testori nasce dal desiderio di dare risalto alla parola: una parola italiana, pura, letteraria ma dotata di una forza sanguigna straordinaria.
Il rapporto carnale-sacro che Testori ha con la “parola” è affascinante in questa sua “Monaca di Monza”, un personaggio che riesce

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— come poche altre figure — a rappresentare il binomio fede/peccato, ribellione/pentimento: punto nodale del corpus del poeta lombardo.
Lo spettacolo è un dialogo tra Suor Virginia e i principali artefici della sua monacazione forzata e del suo calvario dal carcere familiare a quello monastico fino a quello penale. I personaggi si muovono in un universo mentale fatto di ricordi e reviviscenze; la scenografia scura, fatta di poche e semplici linee, restituisce l’idea di un non-luogo nel quale volti e parole galleggiano in cerca di una rivendicazione

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che dia senso al dolore e agli errori della vita.

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