Associazione Giovanni Testori

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Testori alla Biblioteca di Novate

Giovanni Testori torna a Novate con una mostra alla Biblioteca di Novate, Villa Venino.
Inaugurazione Sabato 29 Marzo 2014 alle 17.30

Tre stanze della biblioteca ospiteranno tre temi cruciali della vita di Testori: "La periferia dello scrittore","Giovanni Testori e Franca Valeri", e "Nato a Novate", con fotografie degli anni Cinquanta e Sessanta e foto di oggi alternate alle parole di Giovanni Testori.

La periferia dello scrittore:
La Bovisa è il cuore della Milano testoriana: è attorno a questo quartiere che si snodano storie e strade del »
ciclo de “I Segreti di Milano”, usciti per Feltrinelli tra il 1958 e il 1962. Le ragioni di questa “preferenza” sono di carattere sia umano che topografico. La Bovisa infatti è sulla rotta che da Novate, paese natale dello scrittore, porta a Milano; è attraversata dal treno che quotidianamente Testori prendeva.

Giovanni Testori e Franca Valeri:
Molto vicini come età (la Valeri è del 1920, Testori del 23), milanesi tutt’e due, erano accomunati anche da uno sguardo ironico sulla società di cui facevano parte, e da una verve linguistica »
che esercitavano sulla scena, ma anche nella vita quotidiana. Quella tra Testori e la Valeri, anche se non ebbero altre occasioni di lavori comuni, è un’amicizia che racconta il meglio di una Milano libera da complessi, vitale e a tratti anche spregiudicata. È un rapporto che viene documentato da un bellissimo servizio fotografico realizzato nel 1960 in una casa a ringhiera della periferia milanese e custoditi negli archivi di Farabola. Lo scrittore e la sua attrice stanno al gioco, scherzano e ammiccano, tra scale, lavatoi, balconi che sentono »
come casa loro.

Nato a Novate:
“Però io ti assicuro che quello che mi ha sempre aiutato a vivere, e, di più, ad accettare la vita anche nella sua maledizione, è sempre stato il ritorno a casa. Si fanno queste puntate verso l’esterno – che possono anche essere violente, distruttive –, ma poi il ritorno a casa dà all’esperienza stessa di quell’uscita un calore indicibile. Perché ritornare non vuol dire affatto dimenticare, non vuol dire scrollarsi di dosso la violenza e la distruzione. Vuol dire solo entrare in un luogo che accoglie, »
che riceve quel dolore e quella cattiveria, dando loro un senso… direi presepiale”