Associazione Giovanni Testori

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90 anni ! Buon compleanno Mina

“Lucente e verdissima, da Esmate, [...] giunse, poco dopo, la Gregori. Era felice che letteratura e pittura avessero accettato così caldamente di venir a conoscere e discutere un pittore su cui aveva speso passione, lavoro e, negli ultimi mesi, giorni e notti senza fine. Davvero che, se mai, una mezzanotte o l’altra, il nostro Mazzucchelli vorrà alzarsi dal suo proprio sepolcro e ripercorrere le strade del mondo, il primo vivente che dovrà abbracciare è proprio lei, la Mina, che così amorosamente l’ha riportato alla vita lasciandogli

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continuare il beneficio non intercambiabile del riposo eterno; a quella vita, intendo, cui lui solo doveva, è certo, tenere di più; e proprio lì, nella sua Varese». (Giovanni Testori, 1962)

Correva l’anno 1962 e Giovanni Testori regalava alla rivista “Settimo Giorno” la cronaca di un incredibile convegno sul rapporto tra arte antica e arte contemporanea, in occasione della mostra di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, curata da Mina Gregori. Con Testori e la Gregori, si ritrovarono intorno allo stesso tavolo: Giorgio Bassani,

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Gianni Dova, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Ennio Morlotti, Guido Piovene e Mario Soldati.

Nel giorno del suo 90esimo compleanno, lo stesso di Alessandro Manzoni ed Anna Magnani, l’Associazione Testori si unisce alla festa di tutti coloro che sono grati alla studiosa Mina Gregori, storica dell’arte conosciuta in tutto il mondo, professore emerito di Storia dell’arte all’Università di Firenze, presidente, custode e madrina della Fondazione Roberto Longhi.

La gratitudine per le tante occasioni in cui lei e la Fondazione Longhi tutta ci sono

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state vicine nei nostri progetti si unisce allo speciale affetto e riconoscenza che l’amico Giovanni Testori ha sempre dimostrato per la “collega” pressoché coetanea, stretta a lui dalla comune figliolanza longhiana. Stima e affetto ricambiati dalla Gregori, che non dimenticò mai di sottolineare l’importanza di Testori per i suoi studi, come confermano anche due passaggi della sua prosa, tratti dalla grande monografia dedicata a Giacomo Ceruti nel 1982:

“Una lettura non conforme al cliché veneziano come quella che ne ha dato Testori

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rende giustizia al Romanino per lo sconfinare del non-stile di questa pittura destinata ai valligiani, per l'anticlassicismo che si contrappone alle meditazioni raffaellesche e luinesche del Moretto e corrisponde a una persistente preferenza per la corsività pittorica, tutti aspetti che contribuirono certamente anch'essi alla fondazione della pittura della realtà, pur intesa nel senso metaforico di cui ha parlato il Wittkower”.

“Un'indagine da non omettersi, come oggi si fa troppo spesso, anche perché siamo in Italia e nell'area veneto-lombarda

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dove alla ricerca stilistica e ai valori pittorici e di materia fu rivolto un interesse certamente più forte che in altre parti d'Europa, va dedicata al modo con il quale dai pittori della realtà fu rappresentato e dipinto questo mondo intessuto e impastato di motivazioni culturali e didascaliche e di altre non meno intense, umane e di costume, frutto di elaborazioni sull'attuale e di tradizioni secolari, caratterizzate, come ci ha rappresentato Testori nel 1966 in un memorabile saggio, dallo scambio continuo che lo percorre, tra dialetto e lingua,

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tra campagna, valli e città, e a cui non fu estraneo probabilmente anche il fatto che la nobiltà, committente tradizionale degli artisti, era di origine feudale e agraria, e non cittadina e mercantile”.
(Mina Gregori, Giacomo Ceruti, Bergamo, 1982).

Auguri signorina Gregori, come con umiltà volle farsi chiamare appena conclusa la sua docenza, e grazie, perché con la sua passione totalizzante e inesausta per l’opera d’arte ci insegna che la strada dell’amore al Bello ci apparterrà per sempre. E non è poco.