Associazione Giovanni Testori

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La mostra biografica ha introdotto quasi tutte le mostre Testori a...: guarda le foto e i video dei precedenti allestimenti.

Quando ho detto che sono nato nel 1923, a Novate, cioè a dire alla periferia di Milano, dove da allora ho sempre vissuto e dove spero di poter vivere sino alla fine, ho detto tutto”.

Giovanni Testori replica orologi rolex, nacque il 12 maggio 1923 a Novate Milanese dal padre Edoardo e la madre Lina. Dopo gli studi classici si iscrisse dapprima alla Facoltà di Architettura a Milano per poi intraprendere una strada a lui più consona come la Facoltà di Lettere all’Univeristà Cattolica del Sacro Cuore. Già dagli anni del Liceo, però,

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Testori collaborava con alcune riviste del GUF come “Posizione”, “Pattuglia”, “Architrave” e “Via Consolare”; proprio sul numero del gennaio 1941 di “Via Consolare” si trova il suo primo articolo dal titolo “Segantini: Testori aveva 17 anni. Accanto ai numerosi articoli di critica Testori pubblicò i volumi La Morte. Un quadro, Erbe. Di Manzù e, per la casa editrice Gorlich, Matisse e una versione delle Laude di Jacopone da Todi illustrate da venti suoi disegni.

Nel 1945 fondò la rivista “Argine Numero” dove pubblicò

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con gli amici e compagni di lavoro Treccani, Morlotti e Guttuso il “Manifesto del Realismo di pittori e scultori”. Al 1948 risalgono la prima rappresentazione di un testo di Testori, La Caterina di Dio, e il primo incarico pubblico come pittore: le vele della cupola di San Carlo al Corso a Milano. Il successo del teatro si contrappose all’insuccesso degli affreschi. Le incomprensioni con la Sovrintendenza Milanese e la delusione per scialbo degli affreschi in San Carlo portarono Testori ad una rottura con la città di Milano e con la sua attività

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di pittore.

Gli anni ’50 si aprirono con l’incontro con quello che sarà poi il suo maestro: Roberto Longhi. Nell’aprile 1951, mentre Longhi preparava la celebre mostra su Caravaggio a Milano, Testori gli propose alcune attribuzioni su pittori lombardi del ’600 che sfociarono nel saggio Su Francesco del Cairo pubblicato l’anno seguente su Paragone. Lasciata Milano il baricentro geografico di Testori si spostò verso l’Ivrea dell’Olivetti e la Torino di Vittorio Viale, mentre quello intellettuale, abbandonata definitivamente la pittura,

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puntò sulla storia dell’arte lombardo-piemontese del ’500-600-700. Sono, infatti, della seconda metà degli anni ’50 le mostre sui manieristi piemontesi e lombardi del 600, su Gaudenzio Ferrari, su Tanzio da Varallo e la monografia sulla parete di Spanzotti a Ivrea.

Nel frattempo anche il Testori scrittore aveva ormai conquistato la scena nazionale: nel 1954 Elio Vittorini pubblica per Einaudi Il dio di Roserio cui seguirà il ciclo de I segreti di Milano pubblicato con Feltrinelli. Questa è forse la sua opera più nota e proprio da alcuni

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dei racconti del ciclo Luchino Visconti trasse ispirazione per il suo Rocco e i suoi fratelli.

Nel 1960 cominciò l’avventura teatrale di Giovanni Testori con la messa in scena, da parte di Missiroli, della Maria Brasca al Piccolo Teatro di Milano. Il connubio con Visconti proseguì con la trasposizione teatrale de L’Arialda che nel 1960 sollevò feroci critiche tanto da essere il primo spettacolo teatrale vietato ai minori. La seconda metà degli anni ’60 fu segnata da due importanti pubblicazioni: La Monaca di Monza, che mostra una netta

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cesura con l’epica popolare delle periferie milanesi, e Il gran teatro montano che raccoglie i suoi più importanti scritti sul Sacro Monte di Varall. Gli interessi artistici testoriani in questi anni sono ancora rivolti alla pittura antica e sfociano nella mostra Giacomo Ceruti e la ritrattistica del tempo nell’Italia settentrionale e nella provocatoria monografia su Fra’ Gralgario. Prima della svolta che lo portò ad occuparsi di arte contemporanea Testori organizzò la mostra sul Seicento Lombardo a Palazzo Reale a Milano (1973).

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fine degli anni ’60 uscì su “Paragone” il saggio Il ventre del teatro dove Testori tenta una messa a fuoco della propria poetica. Una poetica fatta di un teatro che “tenta di verbalizzare il grumo dell’esistenza; di far sì che la carne si rifaccia verbo” quasi a capovolgere l’Incarnazione in cui il Verbo si fece carne. Esempio di questa poetica è il dramma teatrale Erodiade pubblicato da Feltrinelli nel 1969. Questo scritto segnò anche il ritorno di Testori alla pittura che aveva abbandonato alla fine degli anni ’40. Il testo

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è, infatti, accompagnato da 73 teste del Battista realizzate a penna stilografica che verranno esposte al Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1987.

Gli anni ’70 si aprirono nel segno dell’incontro con Franco Parenti: apposta per lui Testori scrisse l’Ambleto, una riscrittura dell’Amleto ambientata nel comasco Lomazzo. Seguiranno il Macbetto e l’Edipus, tutti rappresentati al Teatro Per Lombardo fondato da Testori con Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah, Dante Isella, Gianmaurizio Fercioni e Luisa Rossi. Questa trilogia è l’inizio

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la nascita di una vera propria lingua testoriana. Con Rizzoli, oltre alla trilogia, Testori pubblicò anche un libro di poesie, Nel tuo sangue (1973), e due romanzi La Cattedrale (1974) e Passio Laetitiae et Felicitatis (1975). Dal punto di vista critico gli anni ’70 sono caratterizzati dalla monografia su Romanino e Moretto alla Cappella del Sacramento di Brescia, dalla mostra alla Rotonda della Besana sui pittori tedeschi degli anni ’20 e ’30 e dall’interessa nascente per alcuni giovani contemporanei come Paolo Vallorz e Willy Varlen.

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La vicenda di Testori pittore, invece, conta due importanti mostre come quelle alla Galleria Galatea di Torino e alla Galleria Jolas di Milano a proposito della quale Pietro Citati scriveva: “Credo che pochi artisti italiani portino nella propria figura le stimmate dell’artista moderno come Giovanni Testori. Il suo bisogno fatale di andare oltre, il suo disperato desiderio di conoscere il peccato, la dannazione, il rimorso e il delirio; e la fredda volontà di costruirsi, giorno per giorno un destino tragico, cosa più moderno di questo?”.

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Dal 1975 Testori prese il posto di Pasolini come editorialista del Corriere della Sera iniziando un’avventura giornalistica che arriverà a contare oltre 800 articoli.

Il 20 luglio 1977 morì la madre e qualcosa cambiò profondamente in Testori: “punto cruciale della mia vita, l’interrogativo di fronte al quale mi sono sempre fermato era quello del mistero della nascita e della morte. Poi è arrivata la luce. C’è stata la morte di mia madre; mi è morta in braccio, ha parlato, tacendo, ma che parole mi ha detto! Attraverso

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queste parole ho avuto la grazia di dire il mio “sì”: di dire “sì” alla vita, al dolore, a Lui; di placare la disperazione, di far riposare finalmente i rovelli della mia mente”. Fu l’inizio di una nuova stagione e da qui nacque il testo Conversazione con la morte portato in scena da lui stesso al Pier Lombardo il 7 novembre 1978. Seguì Conversazione con la morte, testo portato in scena dal Teatro dell’Arca di Forlì anche a Castel Gandolfo alla presenza di Giovanni Paolo II. L’incontro con questa compagnia teatrale sfociò nella

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rappresentazione di Factum est (1981) e Post Hamlet (1983) scritto appositamente per Adriana Innocenti. Sarà proprio Adriana Innocenti a portare in scena l’Erodiade, in una versione profondamente rivista, nel 1983. Alla fine di quest’anno al Salone Pier Lombardo, con la neonata Compagnia degli Incamminati e con la regia di Emanuele Banterle, Testori realizzò lo spettacolo I Promessi sposi alla prova. Il testo non venne pubblicato con Rizzoli ma dal suo nuovo editore: Mondadori. Il tema manzoniano venne affrontato da Testori anche sotto l’aspetto

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della critica d’arte con il saggio Ricordi figurativi del e dal Manzoni inserito nel catalogo della mostra di Palazzo Reale a Milano intitolata “Manzoni. Il suo e il nostro tempo”. In questi anni l’attività di critico militante assunse sempre maggior peso e Testori divenne il maggior conoscitore del Neoespressionismo tedesco: Testori si occupò dei “Selvaggi”, Rainer Fetting, Amrkus Lupertz, Karl Hodicke e degli “Ordinatori”, Peter Chevalier, Hermann Albert e Klaus Mehrkens. La seconda metà degli anni ’80 riservò ancora una

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grande sorpresa per Testori: l’incontro con Franco Branciaroli. Per lui, infatti, Testori scrisse sei opere teatrali raggruppate nella “Branciatrilogia” prima e seconda. Della prima, oltre a Confiteor e Verbò, fa parte uno dei capisaldi della letteratura testoriana: In exitu. Portato in scena nel 1988 nel suo palco naturale, la Stazione Centrale di Milano, racconta la vicenda di Gino Riboldi: “tutto avviene due ore prima che egli si faccia l’ultima overdose nel cesso della stazione di Milano; in quel tragitto finale dai gradi netti antistanti

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la Centrale sino al luogo dove la sua vita approderà alla morte, ripercorre brancolando la sua vita. Fattasi l’ultima iniezione, mentre rovescia la testa nel water, vede Cristo che lo piglia in braccio”.

Della seconda Brannciatrilogia fanno, invece, parte Sfaust, SdisOrè e forse Cleopatràs che poi però rientrò in un'altra trilogia - quella dei tre lai, assieme a Erodiàs e Mater Strangosciàs –portata inscena dalla Compagnia Tiezzi Lombardi dopo la morte di Testori.

Nel 1991, contemporaneamente a SdisOrè, Longanesi pubblicò La traduzione

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della Prima Lettera ai Corinti poi portata in scena da Andra Soffiantini e Antonio Syxty nel 1996. L’anno seguente fu la volta del romanzo Gli angeli dell sterminio che vede una Milano apocalittica “che trema e casca fra mille macerie”.

In un’intervista a pochi giorni dalla morte, che avverrà il 16 marzo 1993 a causa di un tumore, Testori sintetizzò in poche righe quello che la sua vita appassionata gli aveva insegnato: “non sbaglierà, nonostante tutti gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla Creazione. Se vuoi bene

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alla Creazione, puoi anche scrivere o dipingere le cose più tremende: esse sono già salvate dal Creatore fatto carne. Amando la relatà, ci sei dentro, ci vivi già dentro, e abbracci il tuo tema. Basta amare la relatà, sempre, in tutti i modi, acnhe nel modo precipitose e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto, non ci sono precetti”.

We are working on a presentation of the main contents of the website in English. Below you can find the biography of Giovanni Testori and the history of our Association.

GIOVANNI TESTORI (1923-1993)
Writer, playwright, painter, art critic, poet, film director, actor: it is hard to define Giovanni Testori in  a single word. Born in Novate Milanese in 1923, from an early age he followed his tumultuous,replica orologi franck muller creative nature which led him to produce an impressive and varied amount of literature. At 17 he published his first articles

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of criticism of contemporary art, a predominant if not exclusive theme of his early works.   He met Roberto Longhi, thanks to whom he developed his mature, enthralling and empassioned style of analysing historical works of art, which he expressed in his writings on sixteenth, seventeenth and eighteenth century art in Piedmont and Lombardy and such artists as Martino Spanzotti, Gaudenzio Ferrari, Cerano, Tanzio da Varallo, Daniele Crespi, Cairo e Fra Galgario. Later came writings on art in the area surrounding Brescia, from Foppa to Ceruti, by

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way of Moretto, Savoldo and  Romanino, of whom Testori became one of the finest interpreters. His activity as a writer and playwright are not to be forgotten as he carried them out while working on history and art. In 1954 he published Il dio di Roserio, Roserio’s God, after which came the collection of tales and plays called “I Segreti di Milano” ,The Secrets of Milan, in which Testori tells of the suburbs of the city, poor but very human. Many of Testori’s works have been staged and linked to important names in Italian culture from La

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Maria Brasca (1960) interpreted by Franca Valeri at the Milan theatre called the Piccolo Teatro to the association with Luchino Visconti who, after having used three short stories from  Il ponte della Ghisolfa, the Ghisolfa Bridge, for the screenplay of  Rocco e i suoi Fratelli, Rocco and his Brothers, directed two works by Testori: L'Arialda (1960), Arialda, and La Monaca di Monza - The Nun of Monza (1967) until his two great artistic associations with Franco Parenti in the Seventies and Franco Branciaroli in the Eighties. From 1975 onward Testori

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started to work on the national newspaper "Corriere della Sera". After some articles on art criticism and editorials on ethical topics, Testori had taken the place of Pasolini as a controversial front page commentator and from 1978 he was the editor of the arts page, publishing some 700 reviews of art exhibitions together with a great deal of militant criticism.  From 1990 a tumour forced him into long stays in hospital, until his death in 1993. They were nevertheless years of intense work which led to numerous plays of extreme vitality.      

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THE ASSOCIATION
1998 saw the foundation of this Association thanks to Giuseppe Frangi, and the many supporters who donate their precious time and work in various capacities: Francesco Frangi, Giovanni Agosti, Andrée Ruth Shammah, Fulvio Panzeri, Luca Doninelli, Sandro Lombardi, and Emanuele Banterle. This no-profit organisation was founded with the aim of spreading knowledge of the writer by means of initiatives and publications which bring his works to a broader public.
Apart from organising events,

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shows and lectures, editing catalogues and books, making rare and unpublished writing widely available for consultation, maintaining the website with texts, audio visual items and news, the Association conserves, increases and enhances the Fondo Testori,  Testori Fund, an archive which the Ministery of Culture has declared  to be “of particular historical importance” . In 2007 it published the complete Bibliography of Giovanni Testori. Since 2003 Associazione Testori has been editing the book serie “Testori a..”; as a result of Giovanni

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Agosti’s idea, this book serie aims at deepening the relationship between Testori and those places whose artistic heritage he has emphasized.

 

L’arte lombarda più affascinante spiegata da esperti e studiosi in visite guidate cucite sulle esigenze del pubblico. La nostra Associazione accompagnerà alla scoperta dei luoghi d’arte più testoriani.
Dal Sacro Monte di Varallo a quello di Varese passando per Ivrea, Brescia e la Valcamonica potrete ammirare i grandi maestri amati da Testori nei luoghi in cui sono vissuti.
repliche orologi
Scegli la tua visita e contattaci: la programmeremo assieme.

Il portale associazionetestori.it
è un progetto di:
Associazione Giovanni Testori Onlus.

Ideazione
Pietro Della Lucia

Sviluppo
Softweb Srl

Progetto grafico
Rainoldi Grafica

Info
web@associazionetestori.it

In Giovanni Testori Bibliografia è contenuto un inserto, a cura di Massimiliano Frangi, con 32 pagine a colori che illustrano le più importanti copertine dei volumi di Testori: un corredo fondamentale per comprendere anche questo aspetto della bibliografia testoriana e un motivo in più per non perdersi un volume unico.

Acquista il volume
Il libro Giovanni Testori. Bibliografia, che cataloga i 1809 scritti di Giovanni Testori pubblicati dal 1941 al 2007, porta alla luce la quantità incredibile di temi trattati dallo scrittore e le migliaia di persone che sono entrate in qualche modo in questa incredibile storia, quali collaboratori in alcune edizioni, artisti e letterati oggetto di una sua recensione, ma anche intellettuali con cui ha collaborato o dialetizzato... Per rendersi conto della varietà e vastità di questi rapporti ecco una copia dei nomi che compaiono »
nell’Indice curato da Chiara Mori per il libro, che comprende anche l’elenco dei musei e delle sedi di mostra citate, nonché il regesto completo dei quasi cento periodici su cui Testori ha scritto.